San Domenico Savio
« La morte, ma non peccati »
Le radici familiari della santità
Domenico Savio nacque il 2 aprile 1842 a San Giovanni, frazione di Riva presso Chieri. Fu il secondo di dieci fratelli, figli di Carlo, fabbro, e di Brigida Gaiato, sarta. Fin dalla più tenera età dimostrò una straordinaria sensibilità spirituale.
Ricevette la Prima Comunione l’8 aprile 1849 e, a soli sette anni, scrisse il suo progetto di vita cristiana.
« Mi confesserò molto sovente e farò la Comunione tutte le volte che il confessore me ne darà il permesso. Voglio santificare i giorni festivi. I miei amici saranno Gesù e Maria. La morte, ma non peccati. »
L’incontro con Don Bosco
Nel 1854 Domenico incontrò Don Bosco ai Becchi. Il santo educatore rimase profondamente colpito dalla maturità spirituale di quel giovane ragazzo.
« Io sono la stoffa, lei ne sia il sarto: faccia un bell’abito per il Signore! »
Pochi giorni dopo entrò nell’Oratorio di Valdocco, dove iniziò il suo cammino verso la santità.
In cammino verso la santità
Don Bosco gli indicò una via semplice e luminosa: allegria, preghiera, studio, servizio verso gli altri e grande amore per Maria.
Domenico aiutava i compagni, insegnava il catechismo, visitava i malati e riportava la pace nei litigi. La sua santità si esprimeva nella gioia quotidiana e nella fedeltà ai piccoli doveri.
Il coraggio di servire
Durante l’epidemia di colera del 1856, quando molti fuggivano per paura, Domenico fu tra i giovani che si offrirono volontari per assistere gli ammalati insieme a Don Bosco.
Il suo esempio di carità rimane ancora oggi un modello per tutti i giovani cristiani.
« Che bella cosa io vedo mai »
Ammalatosi gravemente, ritornò nella sua famiglia a Mondonio. Il 9 marzo 1857 morì serenamente tra le braccia dei genitori.
« Mamma, non piangere, io vado in Paradiso. »
Poco prima di spirare pronunciò le sue ultime celebri parole:
« Che bella cosa io vedo mai! »

