Il Sepolcreto
Memoria sacra, architettura e riposo eterno sotto la navata della Chiesa di San Domenico
Per molti secoli, prima della nascita dei moderni cimiteri, le chiese costituirono il principale luogo di sepoltura delle comunità cristiane. Riposare in uno spazio consacrato, accanto agli altari e alle cappelle dei santi, esprimeva la speranza nella risurrezione e il legame permanente tra i vivi e i defunti.
Secoli di devozione e sepolture
La Chiesa di San Domenico di Acquaviva delle Fonti è stata per secoli luogo di preghiera, culto e sepoltura. I Padri Domenicani, giunti in città, costruirono accanto al convento una primitiva chiesa, successivamente ampliata e decorata sino ad assumere la forma che ancora oggi conosciamo.
Presumibilmente già nella prima chiesa cominciarono a essere sepolti religiosi e fedeli della città, secondo una consuetudine diffusa in un’epoca nella quale non esistevano ancora i cimiteri moderni.
I Registri dei morti conservati presso la Parrocchia di Sant’Eustachio, un tempo unica parrocchia della città, documentano la sepoltura nella Chiesa di San Domenico di migliaia di adulti e di numerosi bambini. Queste testimonianze restituiscono anche il drammatico quadro dell’elevata mortalità infantile dei secoli passati.
Le undici botole sotto il pavimento
Gli ambienti sotterranei erano divenuti inaccessibili dopo il rifacimento della pavimentazione in cemento. La loro presenza tornò pienamente alla luce durante i lavori di restauro della chiesa eseguiti tra il 1985 e il 1989.
Dopo la rimozione del pavimento in cemento armato, che da circa cinquant’anni ricopriva l’intera area della chiesa, emersero undici botole: nove nella navata, una nel cappellone dei Santi Medici e una nella sagrestia.
I sotterranei erano costituiti da ambienti parzialmente scavati nella roccia, coperti da volte a botte in pietra e suddivisi da muri trasversali in vani più piccoli. Sul fondo erano presenti depositi, ossa e resti lignei. Le botole originarie erano chiuse da lastre di pietra.
Quattro secoli di memoria
La sepoltura della famiglia Jacobellis
La tomba gentilizia era collocata davanti alla cappella di San Domenico.
Il marchese Paride Pinelli
Il marchese, signore di Acquaviva, fu sepolto nella cappella di San Nicola della Chiesa di San Domenico.
Il principe Carlo De Mari
Anche il principe di Acquaviva scelse San Domenico come luogo di sepoltura, nella cappella gentilizia dedicata a San Nicola.
La tomba della famiglia Abrusci
Stefano Abrusci restaurò l’antica sepoltura gentilizia situata davanti alla cappella di San Vincenzo Ferrer.
La riapertura delle botole
Durante il restauro della chiesa riaffiorarono gli accessi ai sotterranei e furono avviati i sopralluoghi delle autorità competenti.
L’inizio delle esumazioni
Il 26 giugno iniziarono le operazioni nella sepoltura situata in sagrestia, alla presenza del parroco e delle autorità.
Tombe gentilizie, fosse comuni e ossari
Le sepolture rinvenute non erano tutte uguali. Alcune appartenevano alle famiglie nobili di Acquaviva, altre erano fosse comuni; un ambiente era destinato a ossario, mentre un altro era riservato alla sepoltura dei bambini.
Quasi tutte le botole introducevano in piccoli vani sotterranei scavati nella roccia viva e separati gli uni dagli altri. Il complesso non sembrerebbe interessare direttamente le strutture di fondazione della chiesa, anche se due cunicoli oltrepassano il perimetro della navata.
La Chiesa di San Domenico fu scelta come luogo di sepoltura anche da diversi principi acquavivesi, circostanza documentata nei Registri dei morti della Parrocchia di Sant’Eustachio.
Il ritrovamento dei corpi
Quando iniziarono le operazioni di esumazione nella sagrestia, gli addetti si trovarono davanti a un numero molto elevato di corpi di adulti, giovani e bambini. Numerosi resti erano ancora conservati grazie alle particolari condizioni degli ambienti scavati nella roccia.
Secondo la cronaca parrocchiale, i corpi erano stati deposti uno accanto all’altro, separati da strati di paglia. La quantità dei resti e le difficoltà economiche, sanitarie e organizzative imposero l’interruzione delle operazioni.
La scoperta attirò l’attenzione della stampa e delle emittenti televisive. Il 26, 27 e 28 giugno 1989 diversi servizi giornalistici raccontarono il ritrovamento, suscitando grande interesse nella popolazione.
Documentazione fotografica
Immagini, botole, iscrizioni e testimonianze relative agli ambienti sotterranei e ai lavori di restauro.
«Il sepolcreto non custodisce soltanto i resti di quanti ci hanno preceduto, ma conserva la memoria viva di una comunità, della sua fede e della sua storia.»Chiesa di San Domenico · Acquaviva delle Fonti
