La Chiesa di San Domenico ad Acquaviva è stata per secoli un luogo di sepoltura. I Domenicani, giunti in città, costruirono una prima chiesa accanto al convento, successivamente ampliata nel 1617. In essa si iniziò a seppellire religiosi e fedeli, come consuetudine dell’epoca, quando i cimiteri non esistevano ancora. Dai registri della Concattedrale di Sant’Eustachio emerge che nella Chiesa di San Domenico furono sepolti migliaia di adulti e molti bambini, a causa dell’alta mortalità infantile. Sotto il pavimento si trovano sotterranei adibiti a sepoltura, chiusi per decenni dopo il rifacimento del pavimento in cemento. Durante i restauri del 1985-1989 furono scoperte undici botole che conducevano a camere funerarie. Nel 1987, il vescovo Tarcisio Pisani, visitando la chiesa, approvò l’esumazione dei resti per trasferirli al cimitero, lasciando solo alcune ossa nei sotterranei per preservarne la memoria. Tuttavia, questioni burocratiche ritardarono l’operazione. Furono rinvenute tombe nobiliari, fosse comuni, un ossario e una sepoltura per bambini. Le tombe delle famiglie Jacobellis (1617) e Abrusci (restaurata nel 1768) si trovano rispettivamente davanti alle cappelle di San Domenico e San Vincenzo Ferrer. La chiesa fu scelta come luogo di sepoltura anche dai Principi di Acquaviva, tra cui il marchese Paride Pinelli nel 1623.





