Il Sepolcreto
Memoria sacra, architettura e riposo eterno sotto la navata di San Domenico
Nel corso del XVII e XVIII secolo, l’Europa barocca viveva il culto della memoria dei defunti con profonda e solenne teatralità. Prima che l’editto napoleonico di Saint Cloud (1804) imponesse la costruzione dei cimiteri extraurbani per ragioni sanitarie, il sottosuolo delle chiese era considerato il prolungamento spirituale della comunità: l’abbraccio della terra consacrata garantiva la vicinanza eterna ai santi e alle reliquie.
Secoli di Devozione e Sepolture
La Chiesa di San Domenico ad Acquaviva delle Fonti è stata per generazioni un monumentale custode del sonno eterno. I Padri Domenicani, insediatisi nella cittadina pugliese, edificarono un primo nucleo liturgico attiguo al proprio monastero. Nel 1617, l’espansione e l’ampliamento della struttura definirono non solo l’assetto architettonico della chiesa superiore, ma anche la pianificazione dei vasti ambienti ipogei dedicati alle sepolture dei religiosi e della cittadinanza.
Sfogliando i logorati registri parrocchiali della Concattedrale di Sant’Eustachio emerge uno spaccato sociale drammatico e commovente: all’interno del perimetro di San Domenico vennero calate migliaia di salme adulte, accompagnate da un numero impressionante di piccoli fanciulli, triste specchio dell’elevata mortalità infantile che flagellava l’epoca.
La Riscoperta Archeologica
Celate per secoli sotto il piano calpestabile, le camere funerarie rimasero isolate dal mondo esterno a seguito di moderni interventi di cementificazione della pavimentazione, che ne avevano quasi cancellato la memoria visiva.
Il velo sul passato è stato sollevato soltanto durante i meticolosi restauri scientifici svoltisi tra il 1985 e il 1989. Sotto i blocchi di pietra vennero rintracciate undici storiche botole di scarico, vie d’accesso a cripte e corridoi scavati nella roccia. Nel 1987, l’allora Vescovo Mons. Tarcisio Pisani, sceso personalmente nei sotterranei, ordinò il trasferimento dei resti mortali verso il cimitero cittadino per garantire loro una degna e definitiva sepoltura, disponendo che una parte dei reperti rimanesse in loco a perenne testimonianza sacra della memoria del luogo.
Le indagini rivelarono una complessa stratificazione sociale: imponenti tombe gentilizie destinate alle stirpi nobiliari, grandi fosse comuni, un ossario monumentale e nicchie dedicate ai bambini. Tra i monumenti più rilevanti spiccano i sepolcri d’alto rango delle storiche famiglie Jacobellis (1617) e Abrusci (restaurata nel 1768), poste a guardia delle cappelle di San Domenico e San Vincenzo Ferrer. Il prestigio della struttura spinse persino i Principi di Acquaviva a richiederne lo spazio per il riposo eterno, come testimoniano i documenti del marchese Paride Pinelli risalenti al 1623.
Frammenti di Cronaca Locale
Le rotte della storia uniscono spesso comunità vicine in modi inaspettati. Documenti e memorie orali collegate alle intricate riforme sanitarie e ai trasferimenti burocratici dei secoli scorsi testimoniano che alcune delle salme originariamente deposte nel sepolcreto di San Domenico furono successivamente traslate e condotte a Gioia del Colle, legando per sempre le radici genealogiche di queste storiche casate al territorio circostante.
Documentazione Fotografica

