Il campanile

Acquaviva delle Fonti · Memoria e fede

Il Campanile di San Domenico

Una monumentale storia di pietra, campane e comunità: dalla magnificenza del tardo barocco alla ferita del fulmine, fino alla lunga e tenace rinascita.

Scorri nella storia
La torre e la città

Una presenza scolpita nell’identità di Acquaviva

Sul lato sinistro della facciata della Chiesa di San Domenico si innalza il campanile, slanciato e solenne, da secoli punto di orientamento visivo, richiamo liturgico e segno familiare per generazioni di acquavivesi.

Il basamento, arretrato rispetto al filo esterno della facciata, testimonia una soluzione costruttiva particolare. Gli studi dell’architetto Giovanni Fraccascia hanno evidenziato la congruenza delle proporzioni tra altezza della torre e larghezza della chiesa, mostrando l’armonia complessiva del monumento.

Tavola con i particolari architettonici del campanile di San Domenico
Particolari architettonici

Una documentazione ravvicinata delle cornici, delle volute, delle aperture e degli elementi ornamentali che definiscono l’identità tardo-barocca della torre.

Architettura tardo-barocca

Il tufo trasformato in luce e movimento

L’impiego della pietra tufacea rese possibile una lavorazione ricca e plastica: cornici mosse, volute, aperture slanciate e profili curvilinei che inseriscono il campanile nella migliore tradizione tardo-barocca della Puglia centro-settentrionale.

La sua tipologia trova confronti significativi con torri campanarie di Bitetto, Mola di Bari e con San Domenico di Monopoli, pur conservando caratteri locali autonomi.

Materiale Pietra tufacea locale
Stile Tardo barocco pugliese
Funzione Richiamo sacro e identitario
Campane antiche Probabilmente cinque o sei
Il rilievo architettonico

Lo studio di Giovanni Fraccascia

Il rilievo della sezione della Chiesa di San Domenico e del campanile, redatto dall’architetto Giovanni Fraccascia, costituisce una testimonianza fondamentale per comprendere il rapporto strutturale e proporzionale fra l’edificio sacro e la torre.

La rappresentazione permette di leggere l’organizzazione interna del complesso, la successione dei livelli del campanile e il suo inserimento nel corpo della chiesa. Non si tratta soltanto di un disegno tecnico, ma di un documento essenziale per la conoscenza, la conservazione e la successiva ricostruzione del monumento.

Rilievo della sezione della Chiesa di San Domenico e del campanile redatto dall'architetto Giovanni Fraccascia
Documento tecnico

Rilievo della sezione della Chiesa di San Domenico e del campanile, redatto dall’architetto Giovanni Fraccascia.

Dentro la torre

Gli spazi interni del campanile

Le fotografie dell’interno documentano la complessità nascosta dietro il profilo esterno della torre: murature, aperture, passaggi, collegamenti verticali e strutture destinate a sostenere il sistema campanario.

La fragilità nascosta

Prima del crollo: segnali, perizie e tentativi di salvezza

La tragedia del 1991 non giunse senza avvertimenti. Documenti, sopralluoghi e richieste di finanziamento testimoniano il lungo sforzo della parrocchia per proteggere la torre.

23 novembre 1985

I primi frammenti cadono dalla guglia

La caduta di conci di tufo sul piano delle campane destò allarme e spinse la parrocchia a chiedere con urgenza un sopralluogo, interventi protettivi e il consolidamento della struttura.

Dettaglio storico della parte superiore del campanile
La parte sommitale della torre, dove furono rilevati i primi distacchi e segnali di vulnerabilità.
2 agosto 1987

La perizia statica

L’architetto Giovanni Fraccascia fu incaricato di verificare la resistenza della torre e la sua capacità di sostenere il peso statico e dinamico del nuovo concerto di otto campane.

Rilievo tecnico della chiesa e del campanile redatto da Giovanni Fraccascia
Il rilievo tecnico di Giovanni Fraccascia, documento essenziale per lo studio statico e proporzionale della torre.
1989–1990

Consolidamenti, controlli e primi fondi

Dopo il restauro generale della chiesa, la parrocchia predispose un progetto specifico per il campanile. Il lavoro tecnico comprese puntellamenti, controllo delle lesioni, iniezioni di resina e monitoraggio delle murature.

Nel 1990 la Regione Puglia deliberò un primo finanziamento di trenta milioni di lire.

Puntellamento della guglia, iniezioni di resina, vetrini sulle lesioni e monitoraggio del campanile
Don Peppino durante le verifiche: puntellamento della guglia, iniezioni di resina, vetrini sulle lesioni e monitoraggio interno del campanile.
Il fulmine e il crollo

Un bagliore, un tuono fragoroso, poi la torre spezzata

Durante un furioso temporale, una potentissima scarica atmosferica colpì il campanile barocco. Crollò verticalmente lo spigolo nord-est; il fulmine si incanalò anche negli impianti elettrici della chiesa, provocando gravi danni alle apparecchiature e alle abitazioni circostanti.

Intervennero immediatamente Vigili del Fuoco, Vigili Urbani, Carabinieri e autorità comunali. La zona fu transennata, otto famiglie vennero allontanate dalle proprie case e la chiesa fu chiusa, trasferendo nuovamente le celebrazioni nell’Oratorio.

«Non era mai capitato di vedere un fulmine così potente e di udire un tuono così fragoroso.»
I giorni dell’emergenza

Salvare ciò che restava, proteggere le persone

Nei giorni successivi si susseguirono riunioni tecniche, ordinanze, lettere e richieste d’intervento. La priorità fu mettere in sicurezza le strutture residue senza rinunciare al recupero del monumento.

01

Consulto tecnico

Il 20 maggio otto tecnici esclusero la demolizione totale e chiesero opere provvisionali urgentissime.

02

Chiusura della chiesa

L’ordinanza del 31 maggio impose la chiusura al culto e la realizzazione di un presidio di sicurezza.

03

Famiglie evacuate

La comunità si fece carico del disagio delle famiglie costrette a lasciare temporaneamente le proprie abitazioni.

04

Mobilitazione pubblica

Parrocchia, Comune, Regione, Prefettura e Soprintendenza furono sollecitati a coordinare fondi e responsabilità.

1991–1997

Il lungo cantiere della rinascita

Le opere provvisionali furono solo l’inizio. Per ricostruire la torre occorsero nuovi progetti, finanziamenti, consolidamenti profondi e anni di monitoraggio specialistico.

Sopralluogo al cantiere del campanile con Gian Marco Jacobitti, Giuseppe Teseo e l'impresa Arcangelo Abbatantuono
Il sopralluogo al cantiere

Il soprintendente architetto Gian Marco Jacobitti, accompagnato dal progettista architetto Giuseppe Teseo e dai rappresentanti dell’impresa Arcangelo Abbatantuono, durante la visita al cantiere.

01

Perizie e progetto

La Soprintendenza definì puntualmente le lavorazioni necessarie.

02

Consolidamento

Perforazioni, iniezioni di resina e interventi strutturali rafforzarono la torre.

03

Monitoraggio

Dal settembre 1994 la torre fu controllata per mesi da tecnici specializzati di Pisa.

04

Ricostruzione

La parte crollata fu ricomposta nel rispetto delle forme e dei materiali originari.

05

Protezione futura

Il progetto comprese l’impianto parafulmine e la futura collocazione delle campane.

Il nuovo concerto

Otto campane, una sola voce di comunità

Fuse dalla Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone e realizzate nel 1987, le otto campane furono pensate come un ritratto spirituale dell’intera parrocchia. Il concerto è in Do maggiore.

I

Campana della Comunità

535 kg · SOL

Offerta dalla comunità parrocchiale. Ricorda il 50º anniversario della parrocchia e i restauri della chiesa.

II

Campana dei Giovani

380 kg · LA

Dedicata ai giovani e alla pace, con le immagini di San Domenico Savio e San Giovanni Bosco.

III

Campana della Confraternita

270 kg · SI

Dedicata alla Madonna del Rosario, a San Domenico, Santa Caterina da Siena e San Vincenzo Ferrer.

IV

Campana sacerdotale

220 kg · DO

Dedicata alle vocazioni e ai sacerdoti, con Gesù Buon Pastore, San Nicola, San Benedetto e San Giacinto.

V

Campana delle Famiglie

165 kg · RE

Ricorda la famiglia come piccola Chiesa: «un cuor solo ed un’anima sola».

VI

Campana dei Bambini

115 kg · MI

Con Gesù tra i bambini e San Michele Arcangelo: «La voce dei bambini canta la tua gloria».

VII

Campana degli Anziani e Ammalati

100 kg · FA

Dedicata ai sofferenti, con i Santi Medici Cosma e Damiano e San Francesco di Paola.

VIII

Campana delle Missioni e dei Poveri

70 kg · SOL

Con Santa Rosa da Lima e Santa Teresa di Gesù Bambino. Il suo motto è «Parva vox, magna fides».

Campana degli anziani e degli ammalati con iscrizione in Braille
Un primato di inclusione

La prima campana con una frase in Braille

La settima campana porta nel bronzo un messaggio destinato anche ai non vedenti. La frase fu composta dalla concittadina non vedente Rosanna Martielli e realizzata a rilievo dalle maestranze della fonderia Marinelli.

La stampa dell’epoca la presentò come un caso unico nella storia dell’arte campanaria: un segno di fede capace di parlare anche attraverso il tatto.

«Se vuoi un mondo migliore, inizia dal tuo cuore.» ⠎⠑ · ⠧⠥⠕⠊ · ⠥⠝ · ⠍⠕⠝⠙⠕
Benedizione delle otto campane il 13 settembre 1987
13 settembre 1987

La solenne benedizione delle otto campane, presieduta dal vescovo Tarcisio Pisani nell’atrio dell’Oratorio.

Il giorno della nuova voce

Una festa rimasta nella memoria

Oltre mille fedeli parteciparono alla celebrazione. Ogni campana ebbe il proprio padrino e, al termine, don Peppino offrì un saggio musicale facendo risuonare con un martello di legno dieci melodie.

La mancata installazione immediata, allora vissuta come una difficoltà, si rivelò provvidenziale: nel 1991 le campane non si trovavano ancora nella torre e furono risparmiate dal crollo.

8 Campane
1987 Anno di fusione
Do Tonalità maggiore
Il campanile oggi

Una torre rinata, una comunità ritrovata

Oggi il campanile torna a disegnare il cielo di Acquaviva delle Fonti. Le sue pietre custodiscono il trauma del 1991, la tenacia dei lunghi anni di cantiere e la voce di una comunità che non volle perdere uno dei propri simboli più cari.

Non è soltanto architettura: è memoria collettiva, fede, responsabilità verso il patrimonio e testimonianza di rinascita.

Memoria Fede Comunità Resilienza Rinascita

La pietra indica il cielo. Le campane danno voce alla storia.

Questa pagina nasce dalla documentazione storica raccolta da don Giuseppe Pietroforte e dalla memoria viva della comunità parrocchiale di San Domenico.

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