San Domenico.
Storia di una chiesa
e della sua comunità.
Un percorso nella storia di Acquaviva delle Fonti, dalle origini domenicane alla vita parrocchiale del Novecento.
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Documenti e immagini per ricostruire una storia: ciò che le fonti attestano, ciò che tramandano e ciò che resta da chiarire.
La storia di San Domenico intreccia tre vicende: il convento domenicano di Santa Maria di Loreto, la continuità del culto affidata alla Confraternita del Rosario e la parrocchia istituita nel Novecento. Questo saggio le segue nel tempo sulla base delle pagine del volume di don Giuseppe Pietroforte fornite per il sito. Le date tramandate sono distinte dalle testimonianze documentarie; incarichi, usi degli edifici e situazioni patrimoniali sono riferiti al periodo descritto dalla fonte.
Prima il tempo. Poi i luoghi.
I sette capitoli seguono la successione degli avvenimenti. Gli approfondimenti finali raccolgono invece fotografie degli interni e del sepolcreto: luoghi da conoscere senza interrompere il filo della storia.
Le origini del convento di Santa Maria di Loreto.
La storia di San Domenico comincia con il convento di Santa Maria di Loreto, legato all’Ordine dei Frati Predicatori. Il libro di don Giuseppe Pietroforte ricostruisce questo passato attraverso archivi ecclesiastici, documenti patrimoniali, iscrizioni e testimonianze del territorio.
1471: una data tramandata. Una notizia ripresa dalla cronaca domenicana di fra Giovanni Michele Pio indica il 1471 come anno di fondazione. Nelle pagine dedicate alle origini, l’autore segnala però la scarsità delle notizie e l’assenza di una data certa per l’inizio dei lavori e per l’arrivo dei primi religiosi. Questa indicazione va dunque letta come testimonianza storiografica successiva, non come un atto di fondazione qui riprodotto.
1613 e 1617: le tracce nella pietra. Una lapide del 1613 ricorda fra Lorenzo e fra Antonio con un’immagine concreta del lavoro: il primo porta la materia, il secondo le dà forma. Un’altra iscrizione ricorda il 1617; Pietroforte mette queste testimonianze in relazione con l’ampliamento e la sistemazione della chiesa. La presenza del nome Santa Maria di Loreto nella documentazione successiva aiuta a riconoscere la continuità del complesso, pur attraverso i cambiamenti degli edifici.
La comunità domenicana fra Seicento e Settecento.
Il convento non viveva isolato. Le carte consultate dall’autore registrano offerte, lasciti, acquisti, affitti e rapporti con l’Università, cioè l’amministrazione cittadina dell’epoca. La ricostruzione comprende entrate e spese, visite dei superiori e composizione della famiglia religiosa: documenti che aiutano a conoscere l’organizzazione quotidiana della comunità domenicana.
Uno stato d’anime del 29 marzo 1762 menziona dodici religiosi. Le pagine dedicate ai domenicani acquavivesi ricordano inoltre figure impegnate nella predicazione e nello studio, fra cui Tommaso Luigi Francavilla, autore di opere di filosofia, teologia e cultura religiosa. Il volume ne ricostruisce l’attività attraverso riferimenti bibliografici e testimonianze d’archivio.
Le mappe della Platea permettono di osservare un altro volto del convento: terreni, masserie, alberature e confini. Non sono semplici decorazioni. Sono strumenti per leggere i rapporti economici e territoriali di una comunità religiosa inserita nella storia di Acquaviva.
1799–1811: dalla devastazione alla soppressione.
Alla fine del Settecento il racconto cambia: alle carte della vita ordinaria si affiancano le testimonianze di una stagione di conflitti. Il libro dedica un paragrafo al 1799 a San Domenico, nel contesto degli scontri che coinvolsero Acquaviva.
Il convento subì il saccheggio e la devastazione; il testo ricorda anche la distruzione della biblioteca. Questa perdita aiuta a comprendere le lacune delle fonti: ricostruire la storia significa fare i conti anche con documenti e testimonianze che non si sono conservati.
Un passaggio diverso, successivo agli avvenimenti del 1799, fu la soppressione disposta in età napoleonica nel 1809. Pietroforte colloca nel 1811 l’abbandono definitivo del convento e dei beni da parte dei religiosi. I locali conventuali passarono allo Stato e furono destinati anche all’ospedale.
Con la soppressione termina la presenza della comunità conventuale domenicana. Il culto nella chiesa prosegue: la soppressione della casa religiosa e la continuità d’uso dell’edificio sacro sono due aspetti distinti della stessa vicenda.
La Confraternita del Rosario e la continuità del culto.
Dopo l’uscita dei Domenicani, il destino del convento e quello della chiesa si distinguono. Le pagine del volume descrivono la chiesa affidata alla Confraternita del Santissimo Rosario, mentre gli altri ambienti conoscono usi differenti.
Il 2 marzo 1853 indica l’approvazione della rifondazione promossa dal canonico Lomonte, secondo la ricostruzione del volume. La Confraternita compare già nelle vicende precedenti: la data non coincide dunque con la sua prima presenza nella storia della chiesa.
La continuità si vede nei documenti di manutenzione: spese per lavori, riparazioni, arredi e oggetti liturgici. Il volume riporta, fra gli altri, conti ottocenteschi e notizie sulle opere compiute all’inizio del Novecento. Queste carte mostrano come la chiesa sia stata custodita concretamente, prima della nascita della nuova parrocchia.
Il passaggio successivo è il 1937: la chiesa già aperta al culto diventa il centro di una nuova organizzazione parrocchiale. Non nasce allora l’edificio, ma una nuova fase della sua storia religiosa e comunitaria.
1937: l’istituzione della parrocchia e i primi parroci.
Il 4 aprile 1937 segna la nascita della Parrocchia San Domenico. Una storia già lunga assume una nuova forma pastorale: la chiesa diventa il riferimento di una comunità affidata a un parroco, con attività di catechesi e associazionismo.
Il primo parroco è don Giovanni Palombella. Nel 1942 gli succede don Giacomo Nardulli. Il volume distingue, per quest’ultimo, il possesso della parrocchia del 4 giugno 1942 dall’ingresso solenne del 9 dicembre 1945: sono momenti diversi, che non vanno sovrapposti.
I gruppi di ragazzi e le fotografie delle Prime Comunioni rendono visibile questo sviluppo. Accanto alle date degli incarichi, raccontano la formazione di legami che attraversano famiglie e generazioni.

Don Giovanni Palombella
Nominato primo parroco il 4 aprile 1937, accompagnò la nascita della comunità. Il volume ricorda la catechesi, l’Azione Cattolica e il rapporto con la Confraternita del Rosario. Nel 1942 fu chiamato al Capitolo della Cattedrale. Riferimento: pp. 110–112.
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Don Giacomo Nardulli
Già legato alla Confraternita del Rosario, fu nominato parroco nel 1942. La pagina ricorda il possesso della parrocchia il 4 giugno 1942 e l’ingresso solenne del 9 dicembre 1945. Rimase alla guida per 39 anni; il volume registra la sua morte il 18 agosto 1982. Riferimento: pp. 112–115.
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Casa canonica e Oratorio: gli spazi della crescita.
Durante il lungo ministero di don Giacomo Nardulli si sviluppano anche gli spazi a servizio della parrocchia. Il volume ricorda la casa canonica, realizzata nel 1953–1954, su un terreno ceduto per finalità legate all’educazione cristiana e all’ufficio parrocchiale.
L’Oratorio San Domenico Savio viene ricondotto dall’autore alla metà degli anni Cinquanta e alla donazione di un terreno da parte di Bianca Maria Luciani. Il contributo pubblico del 1955 permette l’avvio della costruzione; per mancanza di fondi il rustico resta però incompleto.
Nello stesso periodo si chiarisce anche la situazione patrimoniale della chiesa: il libro registra il 17 aprile 1957 il riconoscimento della personalità giuridica della chiesa parrocchiale, che l’autore collega al chiarimento della sua titolarità. Questo passaggio è distinto dalla nascita della parrocchia, avvenuta vent’anni prima.
Nel 1964 riprendono i lavori di completamento dell’Oratorio.
Gli ambienti ultimati vengono utilizzati per servizi comunali, prima come centro assistenziale e poi come scuola materna. La disponibilità di un edificio non coincide quindi, fin dall’inizio, con il suo utilizzo per le attività parrocchiali: il recupero degli spazi per la catechesi appartiene alla fase successiva.
1981–anni Novanta: servizio pastorale, restauri ed emergenza.
Nel settembre 1981 don Giuseppe Pietroforte inizia a collaborare nella parrocchia. La sua nomina a parroco è del 21 settembre 1983, seguita dall’ingresso solenne il 16 ottobre 1983. Nelle pagine autobiografiche l’autore descrive il servizio pastorale e l’impegno per gli edifici della comunità.
Negli anni 1981–1983 la catechesi si svolge nella casa canonica, in attesa di poter disporre dell’Oratorio. Il recupero dei locali permette di ampliare le possibilità di incontro. L’Oratorio assume anche un’altra funzione: ospita le celebrazioni durante i restauri della chiesa, che la nota del volume colloca dal 6 gennaio 1985 al 23 dicembre 1989.
Una nuova emergenza arriva il 18 maggio 1991, quando un fulmine colpisce la chiesa e il campanile. La parrocchia torna a celebrare nel salone dell’Oratorio per oltre un anno. Il racconto mostra così perché l’Oratorio sia parte essenziale della storia della chiesa, oltre che luogo educativo.
Le pagine successive ricordano lavori di manutenzione e adeguamento degli ambienti negli anni Novanta. Le notizie del libro sono qui presentate nel loro periodo storico; non vengono automaticamente estese alla situazione attuale degli immobili e degli incarichi.
Don Giuseppe Pietroforte
La scheda autobiografica ricorda l’ordinazione presbiterale del 16 aprile 1979 e l’arrivo a San Domenico come collaboratore nel settembre 1981. La nomina a parroco è del 21 settembre 1983; l’ingresso solenne avvenne il 16 ottobre. È l’autore del volume da cui nasce questo percorso. Riferimento: pp. 116–120.
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Conoscere i luoghi.
Due approfondimenti fotografici sul patrimonio della parrocchia.
La storia continua nei luoghi della fede.
La facciata che apre questo percorso e le fotografie degli interni collegano i documenti del passato alla chiesa che la comunità conosce oggi. Architettura, altari e spazi liturgici possono essere osservati insieme alle testimonianze raccolte nel libro.
Un invito a riconoscere nei luoghi quotidiani le tracce di una storia più lunga.
La memoria sotto la chiesa.
Le fotografie del sepolcreto documentano ambienti sotterranei e particolari delle strutture: una testimonianza visiva da affiancare alla storia del complesso.
Per conoscere meglio il luogo, è possibile proseguire nella pagina dedicata. La galleria si apre a tutto schermo, così da osservare i dettagli senza ritagliare le fotografie.
Approfondisci il sepolcreto →Continua il percorso nei luoghi.
Quattro termini per leggere i documenti
- Convento
- La casa di una comunità religiosa. La sua vicenda istituzionale può distinguersi da quella della chiesa annessa.
- Confraternita
- Un’associazione di fedeli unita da finalità religiose e devozionali; in questo racconto è centrale quella del Santissimo Rosario.
- Platea
- Una raccolta descrittiva dei beni, dei diritti e delle rendite; nelle pagine riprodotte comprende anche rappresentazioni dei terreni.
- Stato d’anime
- Un registro di persone o nuclei familiari redatto per finalità ecclesiastiche. Quello qui richiamato permette di conoscere la composizione della comunità religiosa.
Note e riferimenti ai capitoli
- Riferimenti: volume di don Giuseppe Pietroforte, pp. 17–21. Le diverse date non sono presentate come equivalenti. Torna al testo ↑
- Riferimenti: pp. 22–40; stato d’anime, figura 8 a p. 26; Masseria di Malano, figura 9; Masseria di San Lino, figura 16 a p. 39. Torna al testo ↑
- Fonte: volume di don Giuseppe Pietroforte, §§ 1.7–1.8, pp. 52–55. Torna al testo ↑
- Fonti: pp. 54–58, 76–79 e 134. Il 1853 indica la rifondazione approvata, non la prima attestazione della Confraternita. Torna al testo ↑
- Fonti: pp. 110–115 e 134. I profili seguenti riassumono le schede del volume. Torna al testo ↑
- Fonti: pp. 134–137. La descrizione riguarda le vicende storiche riportate dall’autore. Torna al testo ↑
- Fonti: pp. 116–120 e 135–138; per le date dei restauri, p. 137, nota 400. Torna al testo ↑
Fonti, immagini e limiti della ricostruzione.
Testi rielaborati dal volume storico di don Giuseppe Pietroforte, attraverso le fotografie delle pagine fornite per questa pagina. Il percorso utilizza in particolare le pp. 9–58, 76–79, 110–124 e 134–138. Le riproduzioni selezionate riportano la pagina o la figura del volume quando leggibile.
Le sigle archivistiche, le trascrizioni antiche e le note bibliografiche sono consultabili nelle riproduzioni. Le immagini mostrano pagine del libro, non gli originali d’archivio. La data del 1471 è presentata come notizia tramandata da una cronaca successiva; le informazioni sul patrimonio e sugli incarichi sono contestualizzate nel periodo descritto dall’autore.
Le fotografie dell’archivio parrocchiale, degli interni, del campanile, del sepolcreto e i ritratti completano le riproduzioni del volume. Le didascalie distinguono le due raccolte.
La citazione bibliografica del volume è provvisoria: titolo completo, luogo, editore e anno dovranno essere integrati dopo l’acquisizione del frontespizio. Il testo è una rielaborazione divulgativa delle pagine disponibili e non una trascrizione integrale né un’edizione critica dei documenti.
Custodire la memoria.
Continuare la storia.
Dai frati alla Confraternita, dai primi parroci ai ragazzi dell’Oratorio: San Domenico attraversa le generazioni grazie a chi ne custodisce i luoghi e ne rinnova la vita. Conoscere questa storia significa riconoscere quanto abbiamo ricevuto e scegliere come trasmetterlo.
